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simbolic view of a green planet Riconoscimento editoriale: pixabay

TARANTO – La manifestazione ambientalista del 4 maggio sarà capitanata da Marianna Panzarino, studentessa di giurisprudenza, che ha seguito con fervore i precedenti eventi come il Friday For Future.

Ecco l’intervista fatta a Marianna Panzarino:

Cosa prevede la vostra piattaforma del 4 maggio?
«Il movimento green assume la battaglia per Taranto, città simbolo delle lotte ambientali e dei rischi dell’inquinamento sulla salute per colpa dell’Ilva di cui chiediamo la chiusura, assieme ad altre fonti inquinanti – come la centrale Enel di Cerano – con l’impiego dei lavoratori nelle bonifiche. Per la riconversione dell’Ilva l’appuntamento è al quartiere Tamburi e il corteo arriverà sotto la fabbrica, la maggiore fonte di Co2 in Europa».
Quale effetto ti ha fatto conoscere Greta?
«L’abbiamo vista per la prima volta nella sua dimensione reale e ci è apparsa per quello che è, una bambina, e noi ci siamo sentiti un po’ i suoi fratelli e sorelle maggiori che l’affiancano in questa battaglia contro il riscaldamento globale. A chi avanza le ipotesi di strumentalizzazioni, quelli che vogliono vedere del marcio a tutti i costi, ricordo che scendiamo in piazza non per Greta ma con Greta e le istanze che portiamo avanti restano valide a prescindere da lei».
Si è detto che la generazione X era apatica e che si è risvegliata. Vero o falso?
«Personalmente non ero un’attivista ambientale, ma sono sempre stata attenta ai temi sociali e sono impegnata in una Associazione Antimafia di Ostia. Greta, però, mi ha fatto ricordare che era anche una mia responsabilità preservare il pianeta. A Bari scioperiamo per il clima ogni venerdì con studenti universitari e dei licei, che per evitare polemiche sul fatto che saltino la scuola, ora vengono solo il pomeriggio. Ho visto che molti dei più giovani erano già sensibili al tema più di noi ragazzi, avevano solo bisogno di un input e credo che la generazione X abbia solo bisogno di più fiducia. Certo per loro e non solo per loro Internet può diventare uno strumento di distrazione di massa e mi spaventa questa dipendenza dai social, su cui personalmente non sono molto attiva: è come se nessuna notizia venisse assorbita e creano un vuoto culturale dentro. Ma modus in rebus, ci vuole in tutto un po’ di moderazione».
Dove sta andando il movimento?
«Ci dicono che siamo deboli e che non creiamo conflitto di classe, ma per chiedere interventi sui cambiamenti climatici non credo sia necessario, anche perché manifestiamo con bambini e ragazzi. Il conflitto è intergenerazionale, per chi non ha fatto nulla per difendere l’ambiente prima di noi: non vogliamo cambiare armati di coltello ma con il potere democratico».