A Taranto in mostra reperti archeologici trafugati e recuperati dai carabinieri
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TARANTO – Nella città di Taranto saranno in mostra fino al 10 novembre 2019 dei reperti archeologici trafugati e recuperati dai carabinieri.

“Questa mostra – spiega Eva Degl’Innocenti, direttrice del Museo di Taranto – è nata dall’idea di restituire, a 50 anni dall’istituzione del Nucleo di tutela, delle produzioni di ceramica apula sottratti al loro contesto da scavi clandestini. Tre sono gli elementi importanti alla base della mostra: il senso della legalità, con l’attenzione a dei valori rappresentati, appunto, dai reperti sottratti eppoi tornati al patrimonio dello Stato; il recupero della storia e della coscienza umana rappresentato ancestralmente nel mito; l’identità di un territorio che si rispecchia nel Museo come elemento di continuità fra passato e presente”.

Si tratta di una mostra molto particolare in quanto espone tredici reperti originali e un falso. A rivelarlo è proprio la Direttrice Eva Degl’Innocenti: “L’analisi macroscopica effettuata ha dimostrato essere questo reparto un falso, cioè prodotto in età moderna e per la prima volta è stato scoperto questo elemento”.

“I reperti in questione, restituiti al Paese a partire dal 2007, erano stati sottratti e acquistati da altri Musei tra cui il Metropolitan di New York. La mostra è una occasione per conoscere lo straordinario patrimonio archeologico della Puglia. Celebriamo la restituzione di reperti al loro contesto di origine. Il contesto storico e archeologico che li ha visti nascere”.

“I Carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale non effettuano solo il recupero – viene spiegato – Facciamo anche uno studio sull’oggetto anche per dimostrare che è stato portato via illecitamente”. “Perché spesso – dice il comandante Stefano – ci chiedono: ma chi ci dice che questo oggetto è stato trafugato illecitamente? Ecco perché ricostruiamo il contesto perduto. Il ritorno di questi oggetti alla cittadinanza – conclude il comandante Stefano – ci rende felici per il nostro lavoro. È un segno di legalità, ma anche un modo per ribellarsi al traffico clandestino dei reperti archeologici”.