La nuova proposta della “legge della bellezza” a Taranto

Si cerca di creare un dibattito costruttivo per la rinascita della città.

0
61
Taranto-bellezza
View of Tulsa as a symbol of city development Riconoscimento editoriale: Wikipedia

TARANTO – La proposta di legge di Alfonso Pisicchio, chiamata “La legge della bellezza” è stata presentata al Palazzo del Governo in concomitanza con la celebrazione della sesta Giornata della Bellezza.  L’assessore regionale all’urbanistica, ha scelto di voler fare il suo annuncio in concomitanza delle manifestazioni e degli scioperi ambientali.

«Placare gli animi è complesso», dice l’assessore ospite della redazione di TarantoBuonasera. «Bisogna contemperare l’esigenza di mantenere l’occupazione con la tutela della salute delle persone che mi sembra il valore più importante da tutelare. Per trovare un punto di equilibrio bisogna mettere in gioco tutte le risorse possibili, quelle finanziarie e quelle tecnologiche. È il momento che arrivino i fatti dopo le promesse a risarcire Taranto per quello che subisce. Certo bisogna evitare di alimentare aspettative e facili soluzioni, non si può giocare sulla pelle delle persone. La politica deve essere più concreta ed avere buon senso, dicendo con sincerità quello che si può fare».

«Proprio a Taranto – ha dichiarato l’assessore Pisicchio al nostro giornale – è importante riscoprire il valore della bellezza. Taranto non è città di morte, ma di vita. La nostra legge pone al centro proprio l’elemento umano che ha la sua strategicità anche nella qualità del costruire, nel progettare i luoghi dell’abitare». «La nostra idea di partenza è quella di costruire un “mosaico” pugliese dei territori, attraverso un percorso partecipato. Questa legge, quindi, è aperta al contributo di tutti i cittadini, delle associazioni, degli ordini professionali. Vogliamo partire da un principio: la riduzione del consumo di suolo per privilegiare riqualificazione e rigenerazione urbana. Non basta ristrutturare fisicamente i luoghi, bisogna dare loro delle funzioni, costruirne un’anima». In questa logica va rivisto il rapporto tra pubblico e privato: «Il pubblico da solo non ce la fa, per questo deve corresponsabilizzare il privato, incentivandolo con premialità, perequazioni. Il presupposto è uno: il territorio è una risorsa da investire, non da spremere».