Presso Lecce è avvenuta l’intervista al dottore Nicola di Renzo,dal 2006 è Direttore U.O.C di Ematologia e Trapianto di Cellule Staminali c/o P.O. “Vito Fazzi” di Lecce.

Dottore, come vanno le donazioni a Lecce? Riusciamo a coprire il fabbisogno o è necessario donare ancora di più?
“C’è bisogno di donare sempre più sangue per una serie di ragioni: il fabbisogno è aumentato in ragione del fatto che più pazienti decidono di curarsi nel Salento, ma anche perché aumentano gli interventi complessi nell’Asl leccese. Anche se devo specificare che, stando ai dati dell’anno scorso e a quelli dei primi sei mesi di quest’anno, siamo in uno stato di autosufficienza. Il problema è che si può andare in carenza relativamente al fatto che può mancare il gruppo di un paziente oppure se ci troviamo di fronte a un caso di un talassemico che abbia difficoltà a trasfondere perché manca quel gruppo sanguigno”.

Come si previene questo tipo di carenza?
“Oggi si decide una data e si convocano i donatori, ma potremmo avere la necessità di sangue 0 positivo in un periodo o 0 negativo in un altro: non possiamo prevederlo. Non sappiamo in via preliminare chi verrà a donare”.

Quale tipo di paziente ha più bisogno di sangue?
“In particolare i talassemici o i malati di leucemia. Per loro la trasfusione è vita, così come per altri, che però possono avere bisogno del sangue solo per un periodo della loro vita, in seguito a un trauma o a un intervento chirurgico. I talassemici e i pazienti leucemici, invece, hanno bisogno cronico di sangue, soprattutto hanno un fabbisogno di sangue di determinati gruppi per evitare che si immunizzino, cioè che producano anticorpi capaci di distruggere il sangue dopo averlo immesso. Noi facciamo attenzione a cercare i gruppi compatibili con quelli che sono i sottogruppi sanguigni”.
Com’è cresciuta la medicina trasfusionale? Un tempo non era così sicura, vero?
“Un tempo era pericolosa perché i donatori non erano selezionati: a differenza di quello che accadeva negli anni passati, ora i donatori sono quasi tutti abituali e prima di questa condizione fanno tutta una serie di esami microbiologici e virali che un tempo non erano obbligatori. In Puglia ci sono tre centri di qualificazione biologica, uno dei quali è quello leccese del Vito Fazzi, dove viene testato e validato il sangue raccolto a Lecce, ma anche a Brindisi e Taranto. Il sangue raccolto in queste province arriva qui, dove lo analizziamo e lo validiamo: qualsiasi problema riscontrato o infezione ci spinge a bloccare la sacca e a fare degli ulteriori approfondimenti sui donatori. Oggi ritengo di poter dire che il sangue è sicuro al cento per cento”.
“A livello dipartimentale, cioè di tutta l’Asl, raccogliamo 35 mila sacche all’anno. Siamo in autosufficienza negli ultimi 4-5 anni. Poi, c’è la compensazione all’interno della Regione Puglia che punta all’autosufficienza regionale. Un tempo importavamo sangue dall’Emilia-Romagna e dal nord, dove esisteva una cultura della donazione più accentuata: oggi abbiamo raggiunto buoni risultati a Lecce e possiamo dirci soddisfatti”.

La donazione non fa male.
“Non solo non fa male, ma fa anche bene perché vengono eseguiti dei controlli che potrebbero essere considerati atti di prevenzione per alcune problematiche. Se solo tutti i donatori pugliesi riuscissero a fare due donazioni all’anno, noi non avremmo più problemi”.

Cosa bisogna fare per avere un “sangue buono”?
“Vivere sani. Lo stile di vita è fondamentale”.
Dal punto di vista del personale il reparto ha risolto tutti i problemi?
“La direzione strategica ha esaudito le richieste per consentire un lavoro più tranquillo ed evitare i problemi in caso di assenze. Ora arriveranno 15 dirigenti medici che miglioreranno ulteriormente le condizioni dell’Asl e del reparto trasfusionale”.