Taranto-biblioteca
View of a Library Riconoscimento editoriale: Wikipedia

TARANTO – La città nutre l’interesse di riabilitare gli spazi culturali di aggregazione, come la biblioteca teologica evangelica “Giovanni Miegge”, a Taranto. L’inaugurazione si è tenuta il 10 maggio 2019.La biblioteca punta ad avere un assetto moderno, ecco perchè offrirà un servizio di consultazione digitalizzato.

“Il progetto nasce in seno al Consiglio di chiesa – dichiara all’Agenzia NEV Bruno Gabrielli, pastore delle chiese evangeliche valdesi di Taranto, Grottaglie, Brindisi e diaspora salentina –. Grazie ai fondi dell’ Otto per mille valdese è stato possibile provvedere alla ricatalogazione dei volumi e all’inserimento nel sistema bibliotecario nazionale, in collaborazione con la biblioteca civica Pietro Acclavio di Taranto, che è capo fila del polo”.

“Si tratta senza dubbio della biblioteca evangelica aperta al pubblico più ricca della Puglia – spiega ancora Gabrielli –.  La cultura è uno degli elementi fondamentali che, come chiese, possiamo offrire alla vita di questo Paese, in quest’epoca di fake news e cervelli spenti. Una democrazia non sopravvive, non vive, se non è accompagnata dalla cultura e del pensiero”.

“Ci sono 2170 volumi censiti. Di questi, 150 titoli non risultano presenti in nessuna altra biblioteca d’Italia – racconta Gianfranco Ricchiuti presidente del Consiglio di chiesa –. La biblioteca è costituita perlopiù di lasciti. La chiesa di Taranto aveva acquistato dei libri a partire dalla sua fondazione, nel 1894. Si tratta di libri di natura teologica, che servivano come guida e formazione della comunità per l’approfondimento e lo studio della bibbia. A questi si sono aggiunti i libri della donazione di Giuseppe Castiglione, pastore valdese, e poi quelli del fondo dell’ingegner Mola, simpatizzante della nostra chiesa, che destinò in eredità i suoi 520 libri di storia, narrativa, saggistica”.

“Il lavoro di sistemazione dei libri risale agli anni ’70, anche grazie al pastore Salvatore Ricciardi e al lavoro di Vera Petrosillo Velluto e Rita Pernisco, che fecero una prima catalogazione in schede – spiega ancora Ricchiuti –. Oggi abbiamo potuto digitalizzare tutto, con il contributo dell’archivista Daniela Battista”.