View of Bari harbour Riconoscimento editoriale: Wikimedia commons

BARI – E’ attraverso le nuove proposte, come quella messa in cantiere ultimamente dal comune, che si cerca di promuovere il suolo pugliese e le sue meraviglie. L’idea è quella di affiggere 10 cartelli che possano raccontare le bellezze marittime che la città di Bari può offrire. Attraverso questa iniziativa, sarà possibile recarsi in uno di questi dieci punti di raccolta per tenere sott’occhio la situazione di tutti quanti gli altri punti di interesse edificati secondo le direttive comunali. L’iniziativa è stata pensata per il periodo estivo, per concedere ai turisti la possibilità di conoscere le meravigliose zone della città.

Si pronuncia il sindaco De Caro «Da qui parte il nostro racconto del mare – spiega il sindaco Antonio Decaro -. In questi anni abbiamo posto le basi per valorizzare tutta la costa, convinti che un nuovo rapporto con il mare rappresenti il futuro della città. Finalmente Bari è una città di mare, e non servono dei cartelli per rendersi conto di come i baresi stiano recuperando quel legame viscerale che in questi anni si era perso. Basta passeggiare la sera a Torre Quetta o osservare i bambini pedalare sul nuovo waterfront di San Girolamo per comprendere che questa è la strada da percorrere in futuro. Per questo abbiamo deciso di raccontare un percorso, da nord a sud, che faccia sentire tutti i quartieri affacciati sul mare parte integrante di un’unica visione, nel rispetto delle peculiarità e delle specificità di ogni territorio. A questi progetti si affiancheranno tutte le iniziative private spontanee nate in questi anni e che hanno accompagnato questo processo, dimostrando che la nostra costa rappresenta una risorsa. La sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di portare a termine le progettazioni avviate e, contemporaneamente, di sostenere attività di animazione che favoriscano la socializzazione sul mare. A questo lavoro sarà dedicata gran parte delle attività dell’assessorato del mare che abbiamo intenzione di istituire».