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Curiosità

Ritagli pugliesi, dolci di Barletta e dintorni

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Ritagli pugliesi

I ritagli pugliesi sono dolci tipici barlettani che appartengono alla tradizione. La ricetta appartiene in particolare all’area della provincia Bat e non sono affatto difficili da preparare, ma le leggende che circolano su di loro sono tante. Per tradizione i ritagli pugliesi vengono associati al Natale ma oramai si trovano in qualsiasi periodo dell’anno. Infatti, si possono trovare questi dolci pugliesi facilmente nei banconi dei panifici e delle focaccerie. Il dolce, rustico e preparato in maniera casereccia, si distingue per il colore rosso opaco, quasi fucsia, della glassa che li rende particolarmente squisiti.

La forma dei ritagli è irregolare e infatti possono essere piccoli o grandi, ma sono sempre morbidi e molto apprezzati dai bambini. Il loro costo è molto basso rispetto agli altri pasticcini e varia dagli 8 ai 9 euro al chilo. Con una spesa modica è possibile portare a casa un bel sacchetto di dolcetti da degustare con la famiglia.

Ritagli pugliesi avvolti nella leggenda

Attorno ai ritagli pugliesi circola una leggenda abbastanza curiosa, che narra come un ignoto panettiere di Barletta, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, abbia pensato di utilizzare gli scarti di pasticceria per produrre altri dolci. A quei tempi non si buttava nulla e quindi anche gli scarti erano ottimi per sfamare la gente, per cui il panettiere li mescolò con altri ingredienti, tra cui la cannella, per dare vita ad un dolce povero, ma ricco di gusto e bello anche da vedere.

E’ d’uso nelle case di Barletta offrire questi dolci assieme al caffè o al liquore e sono ancora in tanti a prepararli in casa. Spesso la ricetta viene personalizzata aggiungendo confettura di amarene o ciliegie, nocciole tritate, scorza d’arancia o ancora un goccino di rum. Ma alla fine il risultato finale è quello di un dolce friabile, simile ad un biscotto di pasta frolla ma dall’aspetto colorato.

Sicula Doc anche se nata a Berlino, blogger affermata, estremamente curiosa, appassionata sin da ragazzina di scrittura e tecnologia, praticamente il suo pane quotidiano. Equilibrio sopra ogni cosa, senza pregiudizi e non teme i giudizi altrui, in grado di portare a termine importanti affari.

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Curiosità

Uno zampognaro 90enne suona la novena fra Puglia e Basilicata

Il nome dello zampognaro 90enne è Agostino Carlomagno e suona lo strumento da quando aveva 12 anni

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Uno zampognaro 90enne suona la novena fra Puglia e Basilicata

Appassionato del suo strumento, che suona da quando aveva 12 anni, lo zampognaro 90enne, che di nome fa Agostino Carlomagno, ancora oggi suona la novena fra Puglia e Basilicata. Da piccolo iniziò a suonare lo strumento percorrendo i vicoli di Lagonegro, nel Potentino, senza avere alcuna base di musica. Ad accorgersi della manualità e del suo ottimo orecchio, due doti fondamentali per far uscire suoni melodiosi, fu un artigiano del paese, che gli regalò la prima zampogna, quella che ancora oggi continua a suonare a ben novant’anni. Alla sua veneranda età, Carlomagno va di casa in casa per suonare la novena di Natale.

Lo zampognaro 90enne suona di casa in casa

Oltre che di casa in casa, lo zampognaro 90enne va anche nelle scuole e nelle case di riposo per suonare la tradizionale novena di Natale. Lo scorso anno è stato fermo a causa del Covid, e quindi non ha potuto portare nelle case e per le strade le sue bellissime melodie. Quest’anno però Agostino è pronto per ripartire, e così tornerà a ripercorrere le vie della città dei Sassi suonando ‘Piva Piva’ e ‘Tu scendi dalle stelle’. Molto probabilmente Agostino Carlomagno è lo zampognaro più anziano della Basilicata, ma non ha ancora alcuna voglia di appendere lo strumento al chiodo e di stare al caldo a godersi il riposo.

Appena sarà possibile andrà anche nei paesi pugliesi

Lo zampognaro 90enne non vuole proprio saperne di stare a casa e di riposarsi. Il suo desiderio è invece quello di tornare presto anche nei paesi vicini della Puglia, per far sentire anche a loro la novena di Natale suonata dal suo strumento. Desidera infatti raggiungere Laterza, Altamura, Ginosa, Santeramo e altri comuni se magari qualcuno lo accompagna. Lo zampognaro ovviamente è anziano e non può andare troppo lontano, ma di smettere proprio non se ne parla. La sua è una passione profonda, che coltiva fin da quando era piccolo, tanto che sente di avere la zampogna nel sangue.

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