Porto di Taranto
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TARANTO – I cittadini della città di Taranto potrebbero essere interessati a questo nuovo annuncio lanciato dalla marina militare. Infatti, presso lo stabilimento industriale della Difesa addetto alla manutenzione delle navi militari, il lavoro c’è, a partire da novembre. Il motivo di tale sblocco, è avvalorato dal fatto che la media dell’età dei lavoratori attuali è di 50 anni, dato che porta la consapevolezza per la ricerca di nuova mano d’opera.

L’affermazione viene difesa dai dati:«Il lavoro c’è e lo si vuole aumentare aprendo al naviglio mercantile – commenta Giancarlo Turi, segretario Uil Taranto -. La Marina ci ha anche detto che tra finanziamenti postati col Contratto istituzionale di sviluppo e risorse per la Cavour, sono a disposizione circa 150 milioni. I soldi per l’ammodernamento impiantistico dell’Arsenale attraverso il piano Brin – aggiunge Turi – sono stati spesi. Non così, invece, per la trasformazione di una parte dello stesso Arsenale in Polo museale che è uno dei progetti del Contratto di sviluppo».

«Per l’Arsenale sarebbero un’ottantina di addetti in più, numero che riteniamo inadeguato, anche se non penso che il ministero della Difesa andrà oltre», osserva Turi.

«Va messo in campo – sostiene – un piano di formazione del personale sulle nuove navi che sono tecnologicamente avanzate e richiedono competenze altamente specializzate. Questo se vogliamo evitare che all’Arsenale sia affidato solo il compito di stazione appaltante e di controllo sui lavori, con la conseguente perdita delle manutenzioni su navi molto tecnologiche». «Il problema del personale – commenta Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto – è rilevante, certo, e non vorremo che questo, alla fine, portasse a spostare altrove lavori sulle navi assegnati a Taranto. Bisogna insistere sulla funzione produttiva dell’Arsenale più che sulla trasformazione di una parte dello stabilimento in Museo per finalità culturali e turistiche. Le nostre imprese – aggiunge Cesareo – vogliono tenere il punto, partecipare meglio a questa nuova stagione di lavori ma, soprattutto, visto che lo scenario ci parla di navi tecnologicamente avanzate, stare a pieno titolo nel trasferimento di competenze e di specializzazioni dai grandi gruppi all’indotto, che deve inevitabilmente crescere e riorganizzarsi. E questa è una priorità di cui devono farsi carico, oltre alle imprese, anche la politica e il Governo».