Il questore di Taranto ci informa del sentimento per la sua città

La città ha bisogno di legalità ma anche di amore.

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TARANTO – “Sono sinceramente innamorato di Taranto che trovo una città fantastica e non lo dico per piaggeria” – afferma – “Sono rimasto affascinato dalla bellezza di questa città che il bombardamento mediatico negativo colpevolmente ci nasconde. Sentire parlare solo di inquinamento, industria, ciminiere, morte fa perdere la cognizione della realtà. Basti pensare che il giorno del mio arrivo, soffermandomi sul ponte di pietra mi sono chiesto: ma questa è Taranto? Pensavo di arrivare in un posto mostruoso ed invece c’è un bellissimo mare. Già il mare, addirittura ne ignoravo l’esistenza perché a furia di sentire quello che si dice all’esterno ho perso di vista quella cognizione di carattere geografico che ti fa subito pensare a Taranto come una città di mare. Una volta sul posto ho avuto l’impressione di una restituzione della visione di quella che è la realtà che è differente da ciò che ti viene raccontato.

Anche i tarantini sono diversi da quello che mi avevano detto; confrontandomi con loro in questi mesi posso affermare che non ho notato rassegnazione ma grande voglia di costruire un futuro differente dal presente e dal passato e noi siamo qui per aiutarli anche attraverso la divulgazione della cultura della legalità. Questo è un momento cruciale per Taranto, uno snodo tra il passato ed il futuro; ho notato in tutti questa voglia di cambiamento, questa tensione positiva verso l’obiettivo di migliorare la città”. Queste le parole di incipit dell’intervista al questore di Taranto Dott. Giuseppe Bellassai.

A proposito di cultura della legalità, come pensa che essa si possa diffondere se siamo ad esempio circondati di rappresentazioni cinematografiche che esaltano il ruolo di chi infrange la legge?

“In questi ultimi anni si è registrata la tendenza da parte di queste produzioni tv a raccontare le storie dalla parte di chi trasgredisce la legge. In certe fiction, mi viene in mente Gomorra, ci sono situazioni poco verosimili: ad esempio non si vede una macchina della polizia, la presenza dello stato e delle forze dell’ordine è assente se non marginale.

Non voglio entrare nel merito dell’opportunità di rappresentare determinati ambienti da parte di chi realizza questi film o queste serie tv ma ritengo sia importante che l’immagine del delinquente che arriva al ragazzino, gli venga poi spiegata per bene; deve essere spiegato cosa c’è dietro quella rappresentazione, quanto di negativo c’è in quel che vede, cosa c’è dietro quella realtà degradata sia pur romanzata, solo così queste fiction possono diventare fortemente educative.

Ritengo che in tema di diffusione della cultura della legalità il mondo della scuola debba essere l’interlocutore fondamentale con il quale interfacciarsi. Se vogliamo ritenerci un’organizzazione moderna, al passo coi tempi, dobbiamo interagire con i giovani, con gli studenti e anche con le famiglie e gli insegnanti. Su questo genere di sinergia insisteremo moltissimo nei prossimi mesi mettendo a frutto il protocollo della legalità sottoscritto appena qualche settimana fa per la realizzazione di azioni comuni per la lotta al bullismo e al cyberbullismo”.