Taranto-ideali
idealistic view of a protest Riconoscimento editoriale: pixabay

BARI – Gli studenti dell’istituto Romanazzi non si danno per vinti e continuano la lotta congiunta per l’ecologia e contro la mafia.

Siamo un gruppo di ragazzi dell’Istituto Romanazzi di Bari e se siamo qui a raccontarvi la nostra esperienza di partecipazione marcia contro le mafie, è perché abbiamo voglia di condivisione e di disseminazione, abbiamo desiderio di parola e coinvolgimento, desiderio di dirvi che siamo felici e fieri di aver partecipato come ogni anno a una manifestazione così importante per il nostro Paese e per il nostro futuro.

Vi stiamo scrivendo a più mani mentre torniamo con il nostro pullman da Brindisi dove abbiamo incontrato altre migliaia di ragazzi che come noi partecipavano con Libera, gridavano slogan contro l’ingiustizia e la disonestà, salutavano i cittadini più anziani che si affacciavano ai balconi per darci il benvenuto, li incitavano a scendere e unirsi a noi, mentre le bandiere ondeggiavano al vento insieme ai nostri canti. Che moltitudine pazzesca e che bello essere lì tutti insieme per raggiungere Piazza Santa Teresa!

Oltre alle tante scuole baresi presenti, abbiamo incontrato anche molti, bambini, gruppi scout e varie associazioni con i loro striscioni ed era tutto uno scambio di saluti e abbracci, ma quando è cominciata la lettura dei nomi delle vittime innocenti di mafia è subito calato il silenzio e la piazza è stata attraversata dal cordoglio e dal rispetto. Una lista infinita di vittime di mafia tra cui anche tanti nomi di braccianti deceduti nelle campagne pugliesi. Gente che ha pagato con la propria vita il prezzo della verità, dell’onestà, della fiducia nello Stato.
Ma ciò che ci è rimasto ancora più impresso è stato il discordo di Don Ciotti in diretta da Padova, un discorso potente che ci ha incitati ad avere coraggio, sempre, perché le mafie sono continuamente tra noi, anche quando non ce ne accorgiamo e ascoltare esperienze concrete di lotta alla mafia ci fa sentire meno soli e sicuramente più in contatto con la realtà e con tutto quello che stiamo vivendo.

A chi ci legge vogliamo dire che studiare la Storia sui libri ed essere informati grazie a tutte le possibilità che la scuola ci offre ci fa sentire fortunati, ma ci sentiamo sicuramente più attivi e protagonisti quando insieme alle nostre scuole, e anche ai nostri docenti, abbiamo modo di scendere nelle piazze e di manifestare ‘in presenza’ per poi fare tesoro dell’esperienza vissuta e riaccordarla alle testimonianze e ai nostri libri scolastici. È già accaduto il 15 marzo quando sull’onda trascinante del messaggio di Greta Thunberg: eravamo più di cinquemila sul lungomare di Bari e stare lì tutti insieme ci rendeva più forti, ci galvanizzava i pensieri ha ricordato Don Ciotti – così come l’impegno per la dignità delle persone e i diritti umani hanno la stessa importanza e ci occorre una rieducazione collettiva alla corresponsabilità e alla condivisione, cioè alle due prerogative che ci qualificano come esseri sociali prima ancora che come esseri umani giovani e adulti. Ascoltare Don Ciotti in diretta con noi ci ha fatto sentire ancora più consapevoli di quanto sia necessario contaminare il nostro territorio con attività che parlino della nostra realtà, perché noi siamo in pericolo, e perché non è possibile che ci siano ancora persone costrette ad abbandonare la propria terra e proprio effetti; questo è risultato del sistema economico dell’Occidente, il nostro sistema economico, un sistema cioè che opera falsificazioni per cui i migranti vengono considerati nemici mentre i veri colpevoli sono le mafie, sono le usure, la corruzione, la mancanza di lavoro, la povertà e l’insufficienza delle politiche sociali.

E non occorre essere complici attivi per essere alleati delle mafie, basta quel distorto modo di vedere di sentire che antepone l’interesse privato a tutto e che per alimentarlo non si fa scrupoli nel violare leggi o costruirle a propria misura. Noi vorremmo poter avere più voce per denunciare tutto questo, vorremmo avere più spazio sui giornali, sulle radio, nelle piazze e così urlare il nostro impegno perché questo furto di giustizia e di verità, di speranza e di civiltà trovi fine. Ma per promuovere una vera una rivoluzione politica e culturale, occorre una trasformazione profonda della società, una politica che si impegni a risanare democrazie malate di ingiustizia e di disuguaglianza, e occorre anche una scuola che si svecchi dall’eccessivo didatticismo, dall’ossessione di programmi e voti, e dia più spazio al nostro agire e alla formazione di un pensiero critico facendoci uscire più allo scoperto e favorendo giornate come quella di oggi o del 15 scorso, in cui l’essere insieme in un costruttivo corpo a corpo con i nostri coetanei e docenti ci ha fatto sentire rivitalizzati e tutti più motivati. Abbiamo bisogno di conoscenza e di relazioni perché la relazione è l’essenza della vita. Gli altri, e il confronto con il prossimo, sono il termometro della nostra umanità.

Per avere conforto e confronto abbiamo bisogno di più spazi per i nostri dibattiti, per lo scambio di idee, per la condivisione delle nostre passioni. Abbiamo bisogno di andare incontro al nostro futuro e non di aspettare che sia lui a venire da noi, e – come ci ha detto Don Ciotti – abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo perché siamo chiamati ad una conversione ecologica in vista di un’ecologia integrale per cui bisogna smettere di pensare la società e l’ambiente come dimensioni separate e distinte. Oggi tutti insieme noi abbiamo fatto società, abbiamo fatto scuola attiva, e soprattutto abbiamo fatto Primavera, quella che aspettavamo da tempo, quella vera, che appartiene al cuore e all’impegno. Per questo vogliamo ringraziare i docenti che ci hanno incoraggiato e sostenuto (ma anche accompagnato) e chi ci ha offerto questo spazio e ci ha letto fin qui. Nel frattempo siamo arrivati a Bari, tra un po’ ci saluteremo e andremo a fare i compiti per la prossima interrogazione, che sicuramente avrà un sapore diverso dopo questa giornata rigenerante. Perfino migliore!