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Bari, niente processione di san Nicola il 6 dicembre

Riconoscimento editoriale: Francuc / Shutterstock.com

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processione di san nicola

Al termine della prima riunione tra Comune di Bari e il rettore della Basilica di san Nicola, organizzata dal Comitato per la sicurezza pubblica, è stata presa la decisione che il 6 dicembre la processione di san Nicola non si svolgerà come di consueto, ovvero come vuole la tradizione. Per evitare assembramenti e scongiurare il rialzo dei contagi è stato deciso che la statua attraverserà la città su un’auto, che verrà scortata dalle forze dell’ordine. L’auto percorrerà alcune strade della città e la gente potrà vedere passare la statua di san Nicola stando in casa. La decisione è scaturita durante l’incontro per mettere a punto l’organizzazione riguardante le celebrazioni religiose in onore del santo patrono di Bari.

Niente processione di san Nicola

La data del prossimo 6 dicembre in cui si sarebbe dovuta tenere la processione di san Nicola segna anche l’inizio del programma che ogni anno si tiene per il Natale. Invece, non sarà possibile svolgere la processione nella maniera tradizionale ed è stato deciso di far girare la statua in auto per le strade. La processione in auto seguirà un itinerario lungo alcune vie della città, da Piazza San Nicola attraverso il Lungomare, Corso Vittorio Emanuele e Piazza Garibaldi, via San Francesco d’Assisi, Giardini D’Aragona, Corso de Tullio per poi ritornare attraverso il Lungomare di nuovo in piazza San Nicola.

Gli ingressi in chiesa saranno contingentati

Le strade durante la processione saranno chiuse temporaneamente al traffico. Gli ingressi in chiesa per la messa che si terrà all’alba saranno contingentati nella giornata del 6 dicembre, e verranno gestiti dalla comunità dei padri domenicani. Invece, tutti i varchi di accesso alla cittadella nicolaiana verranno presidiati per evitare che nella piazza vengano a formarsi degli assembramenti. Potrà essere realizzata la tradizionale fiaccolata dei corridori, che si svolge di primo mattino, ma il punto d’arrivo non dovrà essere sul sagrato della Basilica come di consueto, ma sulla Muraglia, nel largo Maurogiovanni.

Sicula Doc anche se nata a Berlino, blogger affermata, estremamente curiosa, appassionata sin da ragazzina di scrittura e tecnologia, praticamente il suo pane quotidiano. Equilibrio sopra ogni cosa, senza pregiudizi e non teme i giudizi altrui, in grado di portare a termine importanti affari.

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Puglia, danni da amianto, dal 1993 migliaia casi di mesotelioma

La mortalità a causa dei danni di amianto in Puglia è del 93%

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Puglia senza amianto: 74 milioni di euro per bonifiche

L’indice di mortalità in Puglia a causa dei danni di amianto è del 93%, entro in cinque anni, di cui il 90% entro il primo anno dalla diagnosi. A dirlo è stato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona (Osservatorio nazionale amianto), durante una conferenza stampa a Taranto che si è tenuta sul «Danno da Amianto». Bonanni ha detto che rispetto alle rilevazioni del ReNaM (registro nazionale dei mesoteliomi), che nel periodo tra il 1993 e il 2015 riporta 1.191 casi, è possibile aggiornare il dato epidemiologico con le rilevazioni fino a tutto il 2021, per un totale di casi di mesoteliomi intorno a 1600.

Danni da amianto, approccio diverso dalle istituzioni

Bonanni ha sottolineato che in Puglia si sono registrati 3.200 casi di cancro del polmone. Almeno 2.800 decessi che rientrano in questa cifra, aggiunti a quelli dovuti alle altre patologie correlate fanno lievitare il numero di decessi a circa 6.000 registrati nella regione. Almeno 1.020, riguardanti il periodo dal 1993 al 2021, sono provenienti dai quartieri Tamburi, Paolo VI, Città Vecchia-Borgo di Taranto. Di essi il 68% si sono verificati in persone di sesso maschile e il 32% nelle donne. Bonanno ha anche detto che le istituzioni devono approcciarsi diversamente per risolvere questi problemi. Occorre mettere in pratica la prevenzione primaria, che include la bonifica, per ridare dignità ai territori in cui i danni da amianto hanno fatto tante vittime.

Il programma Report fa un servizio sull’ex Ilva

Nella giornata di lunedì 29 novembre il programma «Report» di Rai3, che va in onda alle 21.20, fa un servizio su quanto accade oggi all’ex Ilva, l’acciaieria più grande d’Europa. Lo scorso 31 maggio la Corte di Assise di Taranto si è pronunciata con una condanna in primo grado verso gli imputati del processo Ambiente Svenduto. Sono stati condannati 47 imputati per un totale di 300 anni di carcere. I magistrati hanno emanato una sentenza di disastro ambientale per quanto accaduto dal 1995 al 2012. Bisogna capire adesso che cosa è cambiato con la nuova proprietà e la partecipazione dello Stato rispetto a prima.

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