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Laureati in Puglia, il 73,7%  trova lavoro dopo un anno

Dopo un anno il 73,7%  dei laureati in Puglia trova lavoro

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laureati in Puglia

I dati emersi dal rapporto di AlmaLaurea sul profilo dei laureati del 2021 di 77 università in tutta Italia hanno testimoniano che il 73,7%  dei laureati in Puglia con un titolo triennale nel 2020 ha trovato lavoro dopo un anno. Di questi il 32,6% ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato, il 45,1% a tempo determinato, mentre l’8,1% ha un’attività autonoma. Per quanto riguarda la retribuzione, in media guadagnano 1.362 euro mensili netti. In questa fascia il tasso di disoccupazione è del 15,1%. Invece, per quanto riguarda i laureati di secondo livello del 2020, il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo è pari al 68,6%.

Dati del report sui laureati in Puglia

Il 23,1% dei laureati in Puglia di secondo livello ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Il 40,5% ha invece avuto un contratto a tempo determinato, mentre svolge un’attività autonoma il 12,3% di essi. Lo stipendio mensile è in media pari a 1.291 euro netti. Diversa è la situazione per i laureati di secondo livello del 2016, a distanza di cinque anni dalla laurea. Per questi laureati il tasso di occupazione è pari all’85,6%, di cui il 52,4% a tempo indeterminato, il 19,8% a tempo determinato, e ha un lavoro autonomo il 20,8%. In media gli stipendi netti sono pari a 1.554 euro mensili.

Pochi i laureati provenienti dall’estero

I dati forniti dal rapporto di AlmaLaurea sui laureati del 2021 di 77 università in tutta Italia hanno fatto emergere che il 71,7% dei laureati occupati lavora nel settore privato e il 26,0% in quello pubblico,mentre lavora nel non-profit il 2,2%. L’81,2% è assorbito nell’ambito dei servizi, mentre nell’industria lavora il 17,7%. La quota di chi lavora nel settore dell’agricoltura è dell’1%. Infine, dall’analisi dei percorsi universitari è risultato evidente che la quota di laureati provenienti dall’estero in tutto è pari allo 0,8%, mentre viene da fuori regione il 6,1%. Il 6,5% ha fatto un’esperienza di studio all’estero, in particolare Erasmus.

Sicula Doc anche se nata a Berlino, blogger affermata, estremamente curiosa, appassionata sin da ragazzina di scrittura e tecnologia, praticamente il suo pane quotidiano. Equilibrio sopra ogni cosa, senza pregiudizi e non teme i giudizi altrui, in grado di portare a termine importanti affari.

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Il batterio Xylella si diffonde nel Nord della Puglia

E’ arrivato nel nord della Puglia il batterio Xylella

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Xylella Puglia

Dal contatore del cruscotto del sito istituzionale Emergenza Xylella è emerso che ci sono altri 11 ulivi infetti, il che porta il totale stagionale a 135. Le tre piante infette che si aggiungono alle nove del focolaio sventato alcuni giorni fa tra Polignano e Conversano preoccupano. Una di queste segnala che il batterio Xylella è arrivato nel nord della Puglia, a poca distanza dal 41esimo parallelo. Il focolaio fasanese di Lamalunga è stato allargato da altri sette ulivi e uno, come detto da Infoxyella, ha superato il confine e si trova in una zona cuscinetto.

Conseguenze al nord del batterio Xylella

La notizia che il batterio Xylella ha raggiunto il nord della Puglia dà origine a delle conseguenze. Una di queste è il fatto che non sarà necessario abbattere solo le piante infette ma, come per esempio della pianta che ricade nell’agro di Monopoli, anche le piante delle specie sensibili presenti nel raggio di 50 metri dovranno essere abbattute. Inoltre, l’ultimo degli undici positivi è stato ritrovato nell’agro di Martina Franca, a circa due chilometri ad est del centro abitato di Alberobello. Come sottolineato da Coldiretti Puglia, gli interventi devono essere tempestivi per estinguere subito i focolai attivi.

Tentativi per debellare la Xylella

Numerosi sono stati i tentativi nel corso degli anni in Puglia per eliminare il batterio Xylella. In provincia di Lecce, nel 202, sono state raccolte le olive di un olio proveniente dalla varietà Fs-17 Favolosa, pianta in grado di resistere agli attacchi della Xylella. A Fasano, nel 2021, c’è stato l’intervento di cani “anti batterio” addestrati per individuare in modo precoce la Xylella tramite l’olfatto. Invece, nel 2022, una ulteriore iniziativa è stata quella della Zelus renardii, la cosiddetta “cimice assassina”, che secondo uno studio realizzato da Francesco Porcelli, potrebbe sconfiggere definitivamente la sputacchina, l’insetto vettore del batterio killer che ha danneggiato moltissimi ulivi in Puglia.

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