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E’ morto Grace, il primo cane bagnino di Bari

Il primo cane bagnino di Bari è morto, è stato il primo ad essere addestrato nella scuola di salvataggio nautico

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morto Grace, il primo cane bagnino di Bari

E’ passato a miglior vita il primo cane bagnino di Bari, Grace. L’animale, uno splendido esemplare femmina di terranova, è stato il primo ad essere addestrato nella scuola di salvataggio nautico che ha salvato bagnanti in pericolo per tre volte. Fabrizio Stea lo ricorda come un animale fantastico, e ha detto al cane che è stato lui a farlo innamorare di questo mondo. Grace era il cane bagnino di una eleganza unica, era determinato e forte, ed è stato per tutti fonte di insegnamento, cani e umani. Adesso sarà solo nei ricordi di chi lo ha conosciuto, ma soprattutto di chi è ancora vivo grazie a lui.

Il primo cane bagnino di Bari ricordato dai colleghi umani

I colleghi umani hanno voluto omaggiare Grace con la denominazione di “bagnino a quattro zampe” della scuola cani salvataggio nautico di Bari. Il primo cane bagnino di Bari è stato fra i componenti più attivi del nucleo di pattugliamento del lido barese. L’associazione ha ricordato l’animale, che aveva 12 anni e 6 mesi, che è stato per otto anni nella scuola e ha effettuato tre salvataggi, con grande affetto. Uno dei salvataggi è stato addirittura doppio, ed è quello del 7 luglio 2013, che allora ha premiato Michele Emiliano, all’epoca sindaco di Bari.

Grace la musa dei bagnini a quattro zampe

Musa dei bagnini a quattro zampe, Grace è stato d’ispirazione a cani come Dafne, Sasha, Pan, Tosca e Marley. I messaggi per ricordare “Image of beauty”, appellativo con cui veniva indicata Grace, sono stati tantissimi. Ognuno ha scritto una frase per ricordare il primo cane bagnino di Bari, e ha espresso l’affetto e l’amore per l’animale. Molti hanno scritto che il cane è stato un amico, una guida preziosa, e che con lui tanti ricordi se ne vanno. Federica Cezza ha anche aggiunto che “Angeli pelosi” assieme ai loro addestratori sono pronti ad intervenire nel caso ve ne fosse bisogno.

Sicula Doc anche se nata a Berlino, blogger affermata, estremamente curiosa, appassionata sin da ragazzina di scrittura e tecnologia, praticamente il suo pane quotidiano. Equilibrio sopra ogni cosa, senza pregiudizi e non teme i giudizi altrui, in grado di portare a termine importanti affari.

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Il batterio Xylella si diffonde nel Nord della Puglia

E’ arrivato nel nord della Puglia il batterio Xylella

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Xylella Puglia

Dal contatore del cruscotto del sito istituzionale Emergenza Xylella è emerso che ci sono altri 11 ulivi infetti, il che porta il totale stagionale a 135. Le tre piante infette che si aggiungono alle nove del focolaio sventato alcuni giorni fa tra Polignano e Conversano preoccupano. Una di queste segnala che il batterio Xylella è arrivato nel nord della Puglia, a poca distanza dal 41esimo parallelo. Il focolaio fasanese di Lamalunga è stato allargato da altri sette ulivi e uno, come detto da Infoxyella, ha superato il confine e si trova in una zona cuscinetto.

Conseguenze al nord del batterio Xylella

La notizia che il batterio Xylella ha raggiunto il nord della Puglia dà origine a delle conseguenze. Una di queste è il fatto che non sarà necessario abbattere solo le piante infette ma, come per esempio della pianta che ricade nell’agro di Monopoli, anche le piante delle specie sensibili presenti nel raggio di 50 metri dovranno essere abbattute. Inoltre, l’ultimo degli undici positivi è stato ritrovato nell’agro di Martina Franca, a circa due chilometri ad est del centro abitato di Alberobello. Come sottolineato da Coldiretti Puglia, gli interventi devono essere tempestivi per estinguere subito i focolai attivi.

Tentativi per debellare la Xylella

Numerosi sono stati i tentativi nel corso degli anni in Puglia per eliminare il batterio Xylella. In provincia di Lecce, nel 202, sono state raccolte le olive di un olio proveniente dalla varietà Fs-17 Favolosa, pianta in grado di resistere agli attacchi della Xylella. A Fasano, nel 2021, c’è stato l’intervento di cani “anti batterio” addestrati per individuare in modo precoce la Xylella tramite l’olfatto. Invece, nel 2022, una ulteriore iniziativa è stata quella della Zelus renardii, la cosiddetta “cimice assassina”, che secondo uno studio realizzato da Francesco Porcelli, potrebbe sconfiggere definitivamente la sputacchina, l’insetto vettore del batterio killer che ha danneggiato moltissimi ulivi in Puglia.

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