FanPuglia.itScopri la Puglia autentica, giorno dopo giorno

Puglia in auto: il tour perfetto tra trulli, mare e masserie da non perdere

Ignazio Marzianidi Ignazio Marziani· 08/08/2026 07:32
Puglia in auto: il tour perfetto tra trulli, mare e masserie da non perdere

All’alba, sulla litoranea del Gargano, il profumo di resina e salsedine entra nell’abitacolo come un invito. Curva dopo curva, il mare appare a strappi tra i pini d’Aleppo e le falesie chiare. È in quei momenti che capisci perché in tanti stanno scegliendo l’auto per le vacanze: la Puglia si lascia percorrere a ritmo umano, con soste improvvise nei belvedere, deviazioni istintive verso una cala, una masseria, un campanile bianco all’orizzonte. Ho vissuto qui a lungo, tra il Gargano e la Murgia, e ancora oggi il giro perfetto è quello che comincia presto, con pochi piani e gli occhi ben aperti.

Gargano, la balconata sul blu

Il promontorio garganico è una cartolina continua, ma la strada chiama a un passo più lento. Tra Vieste e Peschici le curve sono resezzate dal vento e dagli odori: ginestre, mirto, salsedine. Salendo verso la Foresta Umbra, l’asfalto si fa ombroso e fresco, la luce si spezza tra i faggi, e il silenzio è così denso che la radio, all’improvviso, sembra fuori luogo. In veste di guida, più volte ho fermato l’auto lungo i tratturi per mostrare ai viaggiatori una masseria abbandonata: un cortile invaso dall’erba, una mangiatoia in pietra, una cisterna asciutta. Lì capisci che la Puglia ha una geografia del lavoro contadino incisa nelle pietre, e l’auto è lo strumento che ti consente di inseguire queste tracce fuori dai circuiti scontati.

Lo sguardo sul mare torna appena scendi verso i trabucchi, le palafitte da pesca che punteggiano le scogliere, e si allarga sui tornanti che corrono alti sul blu. Per chi viaggia on the road è un’overture ideale: paesaggio forte, distanze gestibili, parcheggi stagionali accanto alle spiagge e, soprattutto, quella libertà di orario che evita le ore affollate. È anche un territorio protetto, con la cornice istituzionale del Parco Nazionale del Gargano, che invita a guidare con rispetto, a non calpestare le dune, a non improvvisare soste nei campi. La bellezza, qui, si difende con piccole attenzioni.

Valle d’Itria e Murgia, il cuore di pietra

Dalla costa si lascia l’azzurro a sinistra e si punta verso sud-est. La luce cambia, la campagna si fa più minuta, i muretti a secco danno ritmo ai filari di ulivi e viti. Alberobello appare come un miraggio calcario: i trulli, con le loro coni scuri e le chianche consumate, raccontano una sapienza costruttiva che ha meritato l’iscrizione al Patrimonio dell’umanità. Non è solo fotografia: è un manuale di architettura vernacolare in scala 1:1, e arrivarci in auto permette di allargare il raggio verso le colline di Locorotondo e Cisternino, dove i trulli si fondono con le lamie bianche e le masserie fortificate.

Su queste strade bianche ho raccolto molte storie: vecchi pastori che indicavano i jazzi con il bastone, contadini che ricordavano la vendemmia quando la ferrovia arrivava lenta e gli asini, invece, sapevano ogni scorciatoia. Una volta, dopo un temporale, entrai con prudenza in una masseria semidiruta. Sulla parete della stalla, tra fumo e calce, un graffito di nave a vela: segno di marinai contadini, di partenze e ritorni. La Murgia è questa sovrapposizione di vite: e l’auto, senza ansia, ti consente di passare da un forno a legna a una gravina, da un mercato contadino a un frantoio ipogeo, seguendo il filo di una curiosità che si nutre di deviazioni.

La guida qui è morbida, tra rotonde, rotatorie e brevi provinciali. Conviene farsi amico il paesaggio: rallentare nei rettilinei pavimentati di chianche, ascoltare lo scricchiolio dei pneumatici sulla ghiaia, accettare che il tempo di percorrenza non è quello del navigatore ma della luce. L’ora d’oro in Valle d’Itria è una benedizione: colline in controluce, trulli come silhouette, muretti che brillano.

Verso il Salento, due mari e una sola voglia di strada

Dopo Ostuni, che si sporge come una prua sul mare, la litoranea adriatica tende il filo fino a Otranto con un susseguirsi di cale e faraglioni. La sosta migliore è sempre quella che non avevi pianificato: una torre costiera sbuca tra i cespugli, una scalinata rocciosa scende a una piscina naturale, un chiosco di fichi d’India offre ombra e storie. A Otranto la pietra della Cattedrale racconta di mare e mosaici, ma appena rimetti in moto capisci che il Capo di Leuca è la cerniera dei due mari, una curva di vento dove l’Adriatico incontra lo Ionio.

Dal lato ionico la strada corre più piatta, le spiagge si allargano, l’acqua si fa carta lucida. Le masserie qui cambiano volto: uliveti che arrivano al litorale, pajare in pietra a secco, corti dove la notte la pizzica ha ancora il gusto della festa di campagna. Guidare in Salento è saper gestire il desiderio di fermarsi ovunque: l’obiettivo non è macinare chilometri ma collezionare momenti. Un cono al pasticciotto ancora tiepido, un tuffo al tramonto, una tavola imbandita in un’osteria che non cercavi e che invece ricorderai.

Come organizzare il tour in auto senza stress

Il viaggio funziona se si costruisce attorno al ritmo dei luoghi. In Puglia significa alzarsi presto, evitare le ore centrali per le tratte più costiere e concedersi un pranzo lungo in campagna. Le Zone a Traffico Limitato dei centri storici chiedono attenzione: conviene lasciare l’auto nei parcheggi di scambio e godersi a piedi i vicoli di pietra. La viabilità principale è scorrevole, ma le provinciali sono spesso più panoramiche e piacevoli; mettono in scena la Puglia vera, quella dei trattori, dei muretti, dei casolari. In cambio richiedono prudenza, specie al crepuscolo, quando le volpi tagliano la carreggiata come frecce di penombra.

Se viaggiate con un’auto elettrica, pianificare le ricariche lungo gli assi principali e nei centri maggiori semplifica tutto; con un termico, meglio approfittare dei distributori nelle città più grandi, lasciando ai borghi il piacere delle soste lente. In entrambi i casi, l’alleato è una mappa offline: la campagna a volte fa scherzi alla rete, ma non alla bussola del viaggiatore.

Dove dormire e come scegliere le tappe

Le masserie sono l’anima ospitale di questo viaggio. Ce ne sono di ogni tipo, dalle dimore storiche restaurate con piscina a quelle agricole dove la colazione profuma di ricotta e pomodori appena colti. Prenotare con anticipo garantisce le strutture migliori, ma lasciare una notte “jolly” permette di seguire l’istinto: se un tramonto vi trattiene in un uliveto o un concerto improvvisato in piazza vi cattura, cambiare rotta diventa parte della storia.

Quanto alle tappe, la Puglia non chiede maratone. Meglio combinare una giornata di costa con una di entroterra, alternare mare e altipiano, trulli e gravine. Io, per esempio, dopo il Gargano mi concedo sempre una notte tra i trulli, e poi una deviazione sull’Alta Murgia per sentire sotto le scarpe il respiro carsico delle lame. E quando incontro un cartello che indica una masseria cadente, mi fermo a distanza di rispetto, scatto una foto mentale e riparto: sono luoghi fragili, da osservare senza invasione.

Il bello di guidare qui: soste che diventano storie

Una volta, lungo un tratturo tra Cisternino e Martina, un anziano mi raccontò di quando si andava a piedi fino al mare con le pecore, partendo di notte per arrivare all’alba. Quel sentiero ora lo percorro in auto, piano, lasciando che le ruote riconoscano la memoria delle pietre. Ogni viaggio in Puglia diventa un archivio di dettagli: il suono di una campana, la resa della luce su un tetto conico, l’odore dei fichi rotti sul ciglio. L’auto non è una barriera fra te e la terra: è una lente d’ingrandimento, se la usi con misura.

Nel giro perfetto tra trulli, mare e masserie, il finale non è un arrivo ma un ritorno. Tornare sul Gargano, per chiudere l’anello, è come riaprire il libro esattamente al primo capitolo. Alzi gli occhi dal volante e la stessa scogliera della partenza ti sembra nuova, rimessa a fuoco dalle strade fatte. È il paradosso felice dell’on the road: più ti muovi, più riconosci. E la Puglia, generosa e concreta, ti ricompensa con un ultimo odore di pino, una lingua di sabbia libera, un muro di pietra che sussurra storie antiche. Spegni il motore, lasci che il mare finisca la frase e ti prometti di tornare, magari già domani, magari con la stessa auto, perché certi giri non si esauriscono, si perfezionano.

Ignazio Marziani
Ignazio Marziani

Ignazio ha vissuto per anni tra il Gargano e la Murgia, dove ha lavorato come guida naturalistica. Racconta aneddoti sulle masserie abbandonate e antichi sentieri, portando il lettore alla scoperta di una Puglia meno conosciuta. È appassionato di storia orale e spesso condivide leggende tramandate dai pastori.