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Tradizioni natalizie pugliesi a tavola: il rito del baccalà che pochi rispettano

Valeria Ramundodi Valeria Ramundo· 30/08/2026 06:10
Tradizioni natalizie pugliesi a tavola: il rito del baccalà che pochi rispettano

Nel periodo natalizio in Puglia il baccalà occupa un posto centrale, ma il rito che garantisce gusto e sicurezza è meno diffuso di quanto si creda. L’osservanza rigorosa delle fasi di dissalatura, reidratazione e cottura distingue una pietanza mediocre da un piatto equilibrato, capace di raccontare il territorio senza eccessi salini o consistenze fibrose. Ramundo, cresciuta a Lecce e abituata a documentare le tavole del Salento lavorando tra piccoli B&B costieri e masserie dell’entroterra, ricostruisce qui il metodo, spiegando passaggi, misure e varianti locali con taglio tecnico.

Quadro storico e lessicale: differenze tra baccalà e stoccafisso

Con il termine baccalà si indica il merluzzo (Gadus morhua o Gadus macrocephalus) conservato per salagione e parziale essiccazione. Lo stoccafisso, invece, è merluzzo essiccato all’aria fredda senza sale, tipico delle aree nord-atlantiche. In Puglia, nella conversazione quotidiana, le due parole talvolta si sovrappongono: in cucina conviene mantenerle distinte, perché idratazione, tempi e resa organolettica divergono.

Il baccalà presenta un tenore salino elevato (fino al 18–20% all’acquisto) che richiede una gestione accurata dell’ammollo. Lo stoccafisso necessita di una reidratazione più lunga, ma non comporta l’eliminazione di sale. Questo ha ricadute tecniche sulla programmazione del lavoro domestico o professionale e sulla definizione del menu delle feste.

Parametro Baccalà Stoccafisso
Processo di conservazione Salagione + essiccazione parziale Essiccazione all’aria senza sale
Idratazione domestica 48–72 ore, acqua fredda, ricambi frequenti 3–5 giorni, acqua fredda, ricambi più dilatati
Profilo salino Alto all’acquisto, da ridurre Naturale, privo di sale aggiunto
Consistenza a fine cottura Lamelle compatte e succose Fibre più asciutte e sode
Ricette pugliesi ricorrenti Al forno con sponsali e patate; in umido con pomodorini e olive Pignata lenta con patate; insalata tiepida olio-limone

Il rito tecnico: dalla dissalatura alla reidratazione

La dissalatura è un processo di diffusione: il cloruro di sodio migra dal tessuto del pesce all’acqua, mentre avviene contemporaneamente reidratazione delle fibre. Un protocollo domestico affidabile si fonda su acqua fredda, tempo sufficiente e ricambi programmati.

  1. Porzionatura iniziale: tagliare il baccalà in tranci omogenei da 3–5 cm di spessore. La costanza dello spessore favorisce una diffusione del sale uniforme.
  2. Ammollo: immergere in acqua potabile fredda a 4–8 °C, in contenitore capiente. Volume d’acqua almeno 4–5 volte il peso del pesce. Durata standard 48–72 ore; 36–48 ore possono bastare per filetti sottili.
  3. Ricambi: sostituire l’acqua ogni 6–8 ore. In ambienti caldi o con tranci spessi, preferire ricambi ogni 6 ore. L’acqua va mantenuta sempre sotto i 10 °C; in inverno è sufficiente il frigorifero, in estate è utile una vasca a bagnomaria con ghiaccio.
  4. Controllo sensoriale: dopo 48 ore assaggiare una piccola fibra superficiale; il sapore deve risultare sapido ma non aggressivo. Per cucine professionali, la verifica si può integrare con rifrattometro salino sulla salamoia di ammollo per uniformare i lotti.
  5. Sgocciolamento e asciugatura: al termine, sciacquare rapidamente sotto acqua corrente fredda, tamponare con carta assorbente e riportare in frigo coperto per 2–3 ore. Questo passaggio stabilizza l’idratazione e migliora la resa in cottura.

Dopo la reidratazione, il peso può aumentare del 30–40%. Un trancio da 180 g di baccalà salato raggiunge mediamente 240–250 g, una porzione adeguata per commensale in un secondo piatto.

Cottura controllata e varianti pugliesi

La cottura del baccalà beneficia di temperature moderate. In umido, la temperatura al cuore ideale è 62–65 °C per 8–12 minuti a seconda dello spessore; oltre i 70 °C le proteine coagulano eccessivamente, irrigidendo le fibre. In frittura a immersione, l’olio (arachide o extravergine di oliva ad alto punto di fumo) va mantenuto tra 175 e 180 °C; i tranci pastellati richiedono 4–6 minuti, con breve riposo su griglia per preservare la croccantezza.

Le varianti regionali si adattano a questi principi. Nel Barese sono diffusi teglia e pignata con sponsali (cipollotti), patate a rondelle di 3–4 mm, olive celline o leccine denocciolate, pomodorini e alloro; copertura e cottura dolce a 170 °C per 25–30 minuti riducono l’asciugatura. Nel Salento si trova l’umido breve con passata di pomodoro, capperi dissalati e peperoncino, mentre sulla costa ionica il baccalà si accompagna a ceci lessati o cime di rapa spadellate, per bilanciare il sapore con amaro e dolcezza vegetale.

Per collocare il pesce nel contesto del pranzo di famiglia, è utile consultare una mappa dei piatti della festa in ogni provincia pugliese, così da modulare contorni, antipasti fritti e dolci finali in funzione del territorio di riferimento.

Errori frequenti e standard igienici

Gli errori più comuni riguardano tempi troppo brevi di ammollo, acqua a temperatura ambiente, ricambi radi e cotture aggressive. In ottica HACCP, la fase più critica è lo stazionamento del prodotto reidratato: va mantenuto tra 0 e 4 °C e consumato entro 24–36 ore dalla fine dell’ammollo. Taglieri e coltelli devono essere distinti tra pesce crudo e ingredienti pronti al consumo per prevenire contaminazioni crociate.

Sebbene la salagione riduca la vitalità di parassiti come Anisakis, è prudente applicare il principio di prevenzione quando il baccalà viene servito in insalata tiepida o marinato: in questi casi, è opportuno bonificarlo con congelamento a −20 °C per almeno 24 ore, secondo quanto previsto dal Regolamento (CE) n. 853/2004. La cottura convenzionale al cuore oltre 63 °C fornisce comunque un adeguato margine di sicurezza.

Dal punto di vista dell’acqua di ammollo, è consigliata acqua potabile a bassa durezza: eccesso di calcio e magnesio irrigidisce le fibre. Chi utilizza acqua molto dura può valutare un filtro domestico certificato, evitando additivi acidi o bicarbonato che alterano la struttura proteica.

Geografie del gusto: dalla Capitanata al Salento

Nel Foggiano il baccalà in teglia con patate, pomodoro, alloro e olive è diffuso nelle vigilie, con pane di grano arso a raccogliere il sugo. Nell’area metropolitana di Bari la preparazione con sponsali in pignata di terracotta valorizza la dolcezza delle cipolle, mitigando la sapidità residua. Nel Tarantino l’abbinamento con ceci e alloro mira alla cremosità della leguminosa, mentre nel Brindisino compaiono spesso capperi e pomodorini scottati. Nel Leccese, infine, la tiella alterna strati sottili e cottura dolce, con olio extravergine fruttato medio.

Questa scansione geografica si riflette nei mercati rionali e nelle sagre di paese frequentate da Ramundo durante le estati in Salento: conoscere il lessico locale (sponsali, pignata, tiella) aiuta a interpretare i ricettari di famiglia e a scegliere il taglio più adatto tra ventresca, schiena e coda in base alla tecnica prescelta.

Chi programma un itinerario enogastronomico annuale può collegare il ciclo delle feste, confrontando il profilo salino e i grassi del baccalà con il capitolo dei dolci. Un utile riferimento è questo panorama delle tradizioni dolciarie di Pasqua in Puglia, per pianificare abbinamenti e tappe tra forni, confraternite e laboratori artigiani.

Acquisti consapevoli, resa e sostenibilità

Nell’acquisto conviene distinguere specie e taglio. Gadus morhua (Nord Atlantico) offre lamelle più compatte e sapore definito; Gadus macrocephalus (Pacifico) risulta leggermente più delicato. I tranci di schiena garantiscono uniformità in cottura; la ventresca è più grassa e adatta alle cotture umide; la coda tende a asciugarsi e preferisce umido breve o frittura rapida. Certificazioni come MSC (Marine Stewardship Council) aiutano a valutare la sostenibilità della pesca.

Indicazioni economiche e di resa: il baccalà salato secco oscilla, a seconda di provenienza e taglio, tra 12 e 22 €/kg. Considerando l’aumento di peso del 30–40% dopo ammollo, il costo effettivo del prodotto reidratato si colloca mediamente tra 20 e 35 €/kg. Per un secondo piatto, la porzione lorda consigliata è 180–200 g a crudo salato (240–280 g reidratato).

Per ridurre gli sprechi: pelle e lische pulite possono essere impiegate per un fumetto leggero, tenendo conto del residuo salino; il brodo va assaggiato e, se necessario, diluito. Il prodotto reidratato non utilizzato si può conservare sottovuoto in frigorifero per 24 ore o surgelare a −18 °C fino a 2–3 mesi. Il piatto cotto si conserva in frigo 24 ore; oltre, la qualità sensoriale decresce rapidamente.

Il rito del baccalà, quando svolto con metodo, coniuga memoria e tecnica. Il risultato è un equilibrio misurabile: salinità contenuta, lamelle umide e pulizia aromatica. È questa proporzione, più che la ricetta in sé, a definire l’identità delle tavole pugliesi durante le feste, dalle cucine domestiche ai menu delle osterie che seguono stagione e territorio.

Valeria Ramundo
Valeria Ramundo

Valeria, nata a Lecce, ha vissuto un'estate in ogni città del Salento lavorando in piccoli B&B e scoprendo le tradizioni locali. Ama suggerire eventi folkloristici e consigliare itinerari enogastronomici, spesso raccontando di come ha imparato il dialetto salentino parlando con i nonni degli ospiti incontrati.