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Come si fa il vino primitivo? Dal vigneto alla tavola, i passaggi essenziali spiegati semplici

Mauro Bertolettidi Mauro Bertoletti· 02/08/2026 16:02
Come si fa il vino primitivo? Dal vigneto alla tavola, i passaggi essenziali spiegati semplici

Negli ultimi mesi, con il risveglio della stagione viticola italiana, cresce l'interesse dei turisti verso i vigneti pugliesi e i loro vini più autentici. Il primitivo rappresenta una delle eccellenze enologiche della regione, capace di raccontare il terroir e la tradizione di terre antiche come la Valle d'Itria e il Salento. Ma come si produce veramente questo vino che affascina palati esperti e semplici appassionati? Dalla raccolta dell'uva al calice, ogni passaggio è una storia di pazienza, competenza e amore per il proprio mestiere.

La raccolta e la selezione dell'uva primitiva

Tutto inizia nel vigneto, durante i mesi di settembre e ottobre. Le uve primitive raggiungono la giusta maturazione quando i grappoli assumono quel colore rosso intenso che preannuncia l'elevato contenuto zuccherino. I viticoltori esperti controllano la maturità attraverso l'assaggio e, talvolta, con analisi chimiche che misurano i gradi Brix, l'acidità e il pH.

La raccolta è un momento critico: deve avvenire nelle ore più fresche della giornata, preferibilmente al mattino presto, per preservare la freschezza e gli aromi dell'uva. Non si tratta di un'operazione meccanica, ma di una scelta consapevole. Molti produttori storici del Salento ancora oggi preferiscono la vendemmia manuale, selezionando manualmente i grappoli più sani e scartando quelli danneggiati.

Una volta trasportate in cantina, le uve vengono nuovamente vagliate. Questo passaggio, apparentemente scontato, è fondamentale per garantire la qualità finale. Come affermano i migliori enologi della regione: "La qualità del vino inizia dalle scelte fatte prima della fermentazione".

La fermentazione e l'affinamento in botte

Dopo la desemmolatura – cioè la rimozione del raspo – l'uva viene diraspata e pigiata. Qui entra in gioco il Processo di fermentazione alcolica, dove i lieviti naturali o aggiunti trasformano gli zuccheri in alcol etilico. Per il primitivo, questa fase dura generalmente da 10 a 20 giorni, a temperatura controllata intorno ai 25-28°C.

Durante la fermentazione, è essenziale mantenere il contatto tra le bucce e il mosto per estrarre colore, tannini e aromi caratteristici. I viticoltori più tradizionali praticano il rimontaggio manuale, riversando periodicamente il mosto superiore sul cappello di vinaccioli che galleggia in superficie.

Terminata la fermentazione alcolica, il vino passa alla malolattisazione, una fermentazione secondaria dove i batteri lattici trasformano l'acido malico in acido lattico, ammorbidendo il vino. Successivamente, il primitivo viene trasferito in botti di legno – solitamente rovere francese o ungherese – dove rimane per un periodo che varia da 6 a 18 mesi a seconda dello stile del produttore e della classificazione finale.

L'affinamento in botte e il controllo della qualità

L'affinamento rappresenta il palinsesto del vino. Nel buio della cantina, a temperatura costante, il primitivo si trasforma. I tannini si addolciscono, gli aromi evoluzione verso note più complesse di frutta cotta, spezie e cioccolato. Durante questo periodo, il vino viene sottoposto a travasi regolari per separarsi dalle fecce e ossigenarsi naturalmente.

Il Controllo enologico è costante: analisi chimiche settimanali verificano l'evoluzione dell'acidità, del grado alcolico e della presenza di sostanze volatili indesiderate. Non è raro che in questa fase i migliori vini ricevano anche un passaggio in barrique di acciaio inox, pratica sempre più diffusa tra i produttori che cercano un equilibrio tra tradizione e modernità.

Molti produttori salentini, come quelli che ho incontrato durante escursioni tra le gravine di Monopoli, mantengono le loro cantine a profondità significative, sfruttando la temperatura naturale del terreno per stabilizzare il clima interno. Una pratica intelligente che rispecchia il rapporto consapevole con il territorio.

L'assemblaggio, l'affinamento finale e l'imbottigliamento

Dopo l'invecchiamento in botte, il vino può essere affinato ulteriormente in acciaio o direttamente imbottigliato. Alcuni produttori scelgono l'assemblaggio, mescolando vini di annate diverse per garantire una maggiore armonia e complessità.

Prima dell'imbottigliamento, il primitivo subisce filtrazioni ulteriori per garantire limpidezza e stabilità nel tempo. Le bottiglie, riposte poi in posizione orizzontale in cantine fresco-umide, continueranno a evolversi lentamente, permettendo al vino di raggiungere la sua piena maturità anche dopo anni dal rilascio sul mercato.

Questo intero processo, dalla vite al bicchiere, rappresenta il culmine di una tradizione che affonda le radici nella storia della Puglia. Ogni sorso di primitivo racconta il sole del Salento, la competenza di generazioni di vignaioli e l'amore per un mestiere che continua a sedurre viticoltori e appassionati di tutto il mondo.

Mauro Bertoletti
Mauro Bertoletti

Mauro è cresciuto tra le campagne di Altamura e ama raccontare ai lettori il pane e la cucina pugliese dopo aver partecipato come stagista in un forno storico. Esperto di escursioni tra gravine e siti archeologici, svela ogni settimana un nuovo percorso o una sagra autentica cui ha assistito di persona.