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La magia della pignata: come si cucina il polpo secondo l’uso salentino

Patrizia Cicudi Patrizia Cicu· 07/08/2026 19:00
La magia della pignata: come si cucina il polpo secondo l’uso salentino

Ti è mai capitato di guardare un piatto di polpo in pignata e pensare che sia una ricetta complicata, riservata solo ai grandi chef? Bene, ti dico subito che ti stai sbagliando. La pignata è uno dei segreti meglio custoditi della cucina salentina, e in questa guida ti svelerò come prepararla come si deve, seguendo la tradizione che arriva direttamente dai vicoli di Lecce e dalle marine della provincia.

Che cos'è la pignata e perché il polpo la ama

Iniziamo dalle basi. La pignata non è solo una ricetta: è un metodo di cottura che utilizza un recipiente in terracotta, lo stesso che per secoli le massaie salentine usavano per cuocere ogni genere di vivanda. Prendi una pignata classica – grande, rotonda, con il corpo panciuto – e capirai subito perché è perfetta per il polpo. Lo spazio generoso permette al mollusco di stendersi senza stressarsi, e il calore uniforme della terracotta lo cuoce lentamente, facendolo diventare tenerissimo.

Il polpo, come sai, è una creatura delicata in cucina. Ha bisogno di rispetto, di tempi lunghi, di una temperatura che non lo aggredisca. La terracotta è l'alleato perfetto perché distribuisce il calore dolcemente, quasi come se fosse una mamma che coccola il suo bambino durante la cottura.

La scelta del polpo e la preparazione iniziale

Non tutti i polpi sono uguali. Se vai al mercatino di Lecce o ai pescherecci di Gallipoli, noterai che i venditori più esperti selezionano polpi di medie dimensioni, non troppo grandi. Perché? Perché un polpo massiccio impiega il doppio del tempo a cuocersi, e rischierai di rovinare la ricetta.

Una volta a casa, il primo passo è pulire il polpo. Sciacqualo sotto l'acqua corrente e sfrega delicatamente con le mani per eliminare la sabbia e le impurità. Poi prendi un coltello e pratica un'incisione nella zona tra gli occhi, dove si trova il becco: è il punto nevralgico che devi rimuovere. Fatto? Allora sciacqua di nuovo. Molti cuochi tradizionali ti diranno che non devi sbattere il polpo come facevano una volta: quella pratica, credevamo, serviva per intenerirlo, ma la ricerca moderna e la pratica quotidiana hanno dimostrato che cuocerlo lentamente in pignata è già sufficiente.

Un consiglio che i vecchi ostelli di Martina Franca mi hanno insegnato: se il polpo non è freschissimo, mettilo qualche ora in freezer prima di cuocerlo. Il ghiaccio trasforma gli ultimi cristalli d'acqua nelle fibre, rendendolo ancora più tenero durante la cottura.

Il metodo della pignata: semplicità e pazienza

Ecco il bello della ricetta salentina: è quasi disarmantemente semplice. Metti la pignata a secco sul fuoco medio e attendi qualche minuto fino a quando non sentirai un leggero profumo di terracotta riscaldata. Poi inserisci il polpo intero e aspetta. Sì, proprio così: niente acqua, niente olio aggiunto inizialmente.

Il polpo inizierà a rilasciare i suoi liquidi naturali, creando un brodo che lo cuocerà dal di dentro. Funziona esattamente come quando chiudi una pentola a vapore: il vapore interno fa il lavoro. In questo caso, è la stessa cosa. Dopo circa cinque minuti, quando il polpo inizia a colorarsi, aggiungi un filo di olio d'oliva e continua la cottura.

Il fuoco deve rimanere medio per circa 40-50 minuti. Non staccare mai completamente lo sguardo: la magia della Cottura in umido è il controllo costante. Mescolà occasionalmente con un cucchio di legno, bagna il polpo con il suo stesso brodo per assicurare una cottura uniforme. Se noti che il brodo stenta a formarsi, aggiungi poco a poco dell'acqua tiepida, ma davvero poco.

Gli aromi che fanno la differenza

Circa a metà cottura, aggiungi gli aromi. Qui la tradizione salentina dice: aglio, peperoncino, prezzemolo e a volte un pomodoro. Non è complicato. Tre spicchi d'aglio schiacciati, peperoncino rosso fresco (non la polvere, per favore), e una manciata abbondante di prezzemolo fresco tritato. Se usi pomodori, scegline di quelli secchi conservati sott'olio oppure usa polpa fresca se è stagione.

Perché aggiungere gli aromi a metà? Perché se li metti all'inizio, il calore prolungato ne indebolisce il profumo. Se li aggiungi a metà, rimangono freschi e vivaci nel piatto finale. È una questione di equilibrio, come in tutte le cose buone della vita.

Il segnale che il polpo è pronto

Come fai a sapere quando il polpo è cotto? Semplice: infila uno spillo nei tentacoli più spessi. Se entra facilmente come in burro, il polpo è pronto. Se oppone resistenza, continua la cottura altri cinque minuti e riprova. Non c'è fretta: la pignata non ha orologi.

Quando tutto è perfetto, togli dal fuoco, verifica gli aromi e assaggia il brodo. Se ti sembra un po' insipido, aggiungi sale e un'ultima spruzzata di olio crudo. Sì, crudo: l'olio fresco che si aggiunge a cottura terminata porta fragranza e vivacità.

Come servire e conservare la pignata di polpo

Servi il polpo nella stessa pignata, direttamente a tavola. È teatrale, è autentico, e quando i tuoi ospiti vedranno quel mollusco cotto alla perfezione circonato dal suo brodo fragrant, capiranno che hai fatto qualcosa di speciale.

Se avanzi polpo – cosa rarissima – conservalo in frigo in un contenitore chiuso. Il brodo protegge la carne dall'ossidazione. Dura fino a quattro giorni, e riuscirai persino a farlo nuovamente scaldare senza danni.

Ecco, ora sai come si cucina il polpo secondo l'uso salentino. Non è magia: è tradizione, pazienza e rispetto per gli ingredienti. Prova, e vedrai che la pignata non avrà più segreti per te.

Patrizia Cicu
Patrizia Cicu

Patrizia, originaria di Martina Franca, ha vissuto diversi anni viaggiando fra trulli e campagne. Conosce a fondo i mercatini locali e i festival musicali della Valle d'Itria. Ama descrivere l'artigianato pugliese e svela piccoli laboratori nascosti dove ha imparato a lavorare la ceramica durante un corso estivo.