Coldiretti Puglia lancia l’allarme per la crisi sui consumi degli agrumi

La grave crisi sui consumi degli agrumi ha portato la Coldiretti Puglia a denunciare la situazione che sta distruggendo gli agricoltori. Le temperature più elevate delle medie stagionali ha portato al crack degli agrumi nelle campagne a causa di prezzi troppo inferiori ai costi di produzione. Le ripercussioni negative sono state inevitabili sui redditi delle imprese agricole e c’è il rischio che arance e clementine rimangano sugli alberi invenduti. Vista la situazione, Coldiretti Puglia ha chiesto la convocazione urgente del Tavolo Agrumicolo regionale, costituito di recente, per supportare un Piano agrumicolo regionale che permetta di superare le crisi del comparto diventata oramai strutturale.

Allarme crisi sui consumi degli agrumi

Per Coldiretti è anche necessario sostenere i nuovi impianti e la rigenerazione del patrimonio agrumicolo. L’associazione ha anche sottolineato che i prezzi sono troppo al ribasso e nei campi della provincia di Taranto il conto economico è drammatico. In queste zone il settore agrumicolo ha un valore di oltre 80 milioni di euro e produce 2,6 milioni di quintali. Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Taranto, ha detto che i prezzi non sono affatto remunerativi e questo, come tante altre volte, è un anno da dimenticare. La tendenza a peggiorare di anno in anno sta seriamente preoccupando e gli effetti sul piano economico e occupazionale per le imprese agricole sono pesanti.

La situazione è pesante per le imprese

Coldiretti Puglia ha aggiunto che alla crisi sui consumi degli agrumi si aggiunge l’incontrollato arrivo di agrumi provenienti dall’estero, che appesantisce la situazione economica e occupazionale delle imprese agricole regionali. Questo aspetto ha effetti negativi anche sui consumatori ed è dunque necessario intervenire con misure concrete e trasparenti per promuovere i consumi dei prodotti della regione. Purtroppo, però, il calo dei consumi è sceso tanto, infatti per le arance all’anno ogni persona ne consuma meno di 15 chili, calo dovuto anche riduzione della produzione che si è verificato negli ultimi anni.

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